GLI ASTRI PER
PREVEDERE IL TEMPO
L’Astrologia meteorologica è un’applicazione, alquanto insolita, dell’arte astrologica.
Eppure è antichissima, antecedente forse alla stessa Astrologia genetliaca. Gli astri,
infatti, potevano influire — secondo gli studiosi antichi — anche sui fenomeni atmosferici e
non solo sul destino e sul carattere degli uomini.
In parte derivata dall’Astrologia mondiale
(cfr, il precedente numero di Sirio[Link ]) con la quale condivide la possibilità di una verifica a posteriori della previsione in base agli eventi verificatisi, l’Astrologiameteorologica sembrerebbe aver avuto le sue più antiche origini in Egitto e in Mesopotamia, ove la fertilità del suolo dipendeva dalle periodiche piene del Nilo o dell’Eufrate considerate come doni divini, E in quelle terre, quando questi “doni divini” tardavano a presentarsi, la necessità della previsione astrologica assumeva rilievo preponderante, dipendendo da quei fenomeni naturali le risorse alimentari di vaste popolazioni, e quindi la loro stessa sopravvivenza. Le piene fluviali rientrarono ben presto, quindi, tra gli eventi da considerarsi oggetto di ricorrenti previsioni: previsioni che scaturivano, ovviamente, da precedenti osservazioni della volta celeste.
L’astrometeorologia nacque, possiamo perciò ipotizzare, in quelle contrade. Infatti, mentre già poco tempo dopo, presso i Greci e i Romani, l’Astrologia avrebbe perso la sua connotazione ieratica per un uso più strettamente genetliaco, presso gli Egizi — ancor prima che nell’antica culla dell’arte astrologica, la Mesopotamia — ebbero luogo le prime osservazioni finalizzate a un tentativo di prevedere annate più o meno ricche per raccolti e colture varie.
Al di là di questo breve flash-back storico, per quanto riguarda la situazione odierna possiamo limitarci a dire che solo pochissimi studiosi hanno tentato di riproporre — per quanto possibile — i lineamenti di massima di quest’applicazione dell’arte di Urania, forse insolita ma non priva d’un certo interesse. Tra i pochi, il francese J. Lippens, che nel 1952 pubblicò, nel periodico Les Cahiers Astroloqiques. un breve saggio (poco più di 50 pp.) in cui riepilogava le sue complesse osservazioni di previsione astrometeorologica pubblicate in precedenza sulla rivista Deinain.
Cosa dire? Certo sorprende un po’, nel lavoro di Lippens, il trovare insolite formulazioni dei livelli di analogie inerenti Case, segni, pianeti e aspetti da un lato, e i fenomeni meteo dall’altro. Per esempio, Lippens concepisce il circolo delle Case di un oroscopo di previsione meteorologica (calcolato per una certa ora, data e luogo) come espressione del concetto — questo ancor più strettamente meteorologico — di “ciclone e anticiclone”, Non fornisce, però, riferimenti “cortografici”: cioè una possibile “chiave” per collegare una certa regione geografica con il tentativo di previsione applicata.
Di contro, più facilmente comprensibile nelle analogie appare l’interpretazione delle dominanti planetarie di un dato periodo o momento, così formulata:
— Sole: regolatore delle stagioni in virtù della sua declinazione, con specifica influenza anche sulla temperatura;
— Luna.’ simbolo di mobilità, con effetto sulle modulazioni momentanee del tempo, e specificamente connessa alle oscillazioni barometriche; e che, in virtù della sua tradizionale natura “fredda e umida”, farebbe corrispondere a una sua occasionale dominante oroscopica una condizione di depressione barometrica;
— Mercurio.’ astro di natura secca e rapida, avrebbe effetto sul movimento delle masse atmosferiche, sul vento, sull’evaporazione;
— Venere: astro moderatamente caldo ma umido e definito “madre delle delle piogge”, sarebbe in rapporti climatico ciclonale e marittimo, con un generalizzato mitigarsi della temperatura, con la brezza umida;
— Marte.’ per sua natura caldo e secco, tenderebbe a comportare un clima anticiclonico continentale, cioè caldo in estate e freddo in inverno;
— Giove: astro apportatore di tuono, di natura caldo-umida, avrebbe l’effetto di portare le schiarite del cielo, brevi periodi di temperatura più mite, ma anche pioggia e vento, dimostrandosi così favorevole alla fertilità dei campi. In aspetto favorevole con la Luna comporterebbe schiarite più consistenti;
— Saturno: freddo e secco, sarebbe in analogia con la pressione barometrica in aumento, a causa della sua natura secca; comporterebbe caldo in estate e freddo in inverno;
—
— Urano: con la sua natura “elettrizzante”, avrebbe effetto ionizzante sull’atmosfera. Sarebbe apportatore di temporali o di perturbazioni in genere. I suoi cattivi aspetti con la Luna favorirebbero improvvisi peggioramenti delle condizioni atmosferiche; fulmini,
—
— Nettuno: di natura umida, tenderebbe a comportare tempo nuvoloso, nebbie e foschie;
—
— Plutone: astro freddo, sarebbe il simbolo di un accentuarsi del freddo o di cattive condizioni atmosferiche su una zona geografica già interessata da tempo nuvoloso.
—
Venendo ora all’ovvia conseguenza delle posizioni planetarie nelle Case di un tema orario
(cfr. Sirio n. 98, giugno 1991[LINK………….]), il già citato autore formula queste analogie di base, che sarebbero di volta in volta influenzate dalla natura del pianeta:
—
Prima Casa inizio di un periodo di clima continentale;
—
Seconda Casa direzione del vento al suolo;
—
Terza Casa velocità del vento;
—
Quarta Casa pressione barometrica; Quinta Casa temperatura;
—
Sesta Casa evaporazione e conseguente nuvolosità;
—
Settima Casa inizio d’un periodo di clima instabile;
—
Ottava Casa tempo nuvoloso, in rapidissimo cambiamento;
— Nona Casa tempo ventoso, in rapidissimo cambiamento;
—
Decima Casa fortissimi sbalzi di temperatura;
—
Undicesima Casa aumento della temperatura, tempo in rapido peggioramento;
— Dodicesima Casa rapida tendenza a nuvoloso con piogge.
Queste, in estrema sintesi, le indicazioni fornite in quella ricerca da noi citata: argomento e ipotesi, lo ripetiamo, tutti da verificare.
Anche le fasi lunari e l’attività delle macchie solari sarebbero, secondo Lippens, in possibile analogia con fenomeni meteorologici.
Circa le prime, possiamo solo dire che, sin da Tolomeo in poi, è esistita l’analogia tra esse e le condizioni atmosferiche, come ben avranno notato quanti, tra i nostri lettori, abbiano finora soddisfatto la curiosità di andare a leggere il Tetrabiblos. Se rari sono gli studi su questa possibile implicazione delle fasi lunari, non c’è chi non ricordi come — periodicamente — ricorrono momenti in cui qualche studioso o anche semplici curiosi rispolverino l’argomento. Argomento che però trova, allora come oggi, formulazioni — è proprio il caso di dirlo — quanto mai nebulose...
Circa l’attività delle macchie solari, non possiamo non ricordare (e molti lettori lo ricorderanno insieme a noi) che lo studio dei loro cicli trova nell’ambito dell’Astrologia finanziaria un riscontro quanto meno interessante nelle ricerche dell’americano D. Williams (Finan.ml Astrology) e nelle sue ipotesi al riguardo
(cfr. Sino n. 103, novembre 1991 [link]).Tuttavia, al riguardo della possibile ricerca astrologica in base a ipotizzabili ruoli, sul piano meteorologico, delle macchie solari e dei loro cicli, non possiamo non evidenziare qui come una ricerca di tal sorta dovrebbe prendere avvio da un insieme di dati di base incontrovertibili e affidabili sul piano scientifico, onde non falsare a priori l’impostazione stessa della ricerca. Oltre a ciò, altrettanto indispensabile sarebbe, a nostro avviso, il ruolo centrale dell’esperto in statistica che si facesse carico di tradurre in programma di lavoro l’eventuale ipotesi astrologica iniziale.
Circa, quindi, il discorso dei cicli dell’attività solare in rapporto all’eventuale ricerca astrometeorologica, Lippens formula l’ipotesi secondo cui il numero di macchie solari aumenterebbe in coincidenza di aspetti planetari con determinate coordinate zodiacali (una sorta di “punti sensibili” o “fittizi”) da identificarsi in base alle lunazioni: l’astrometeorologia diventa, come vedete, ancor più nebulosa.
Cosa dire di tutto ciò? 1°Innanzitutto, che ci troviamo di fronte a una possibile applicazione dell’Astrologia che ci lascia ben perplessi a causa delle sue formulazioni fin troppo ardite ma anche a causa della difficoltà oggettiva d’elaborare una griglia di verifica del materiale letterario tradizionale.
2°Secondo, la scarsità delle ricerche o degli scritti puramente astrologici di data recente. 3°Terzo, il fatto che una ricerca astrometeorologica risulterebbe di scarsa utilità (al di là della sola verifica semantica) visti i progressi della moderna meteorologia scientifica. Ma poiché in questa rubrica stiamo mensilmente passando in rassegna le tante e varie “astrologie”, non potevamo farne a meno di parlare, seppure in termini — questa volta — un po’ distaccati e dubitativi. •
Fonte: STUDI
Le Astrologie: come, quante e perché
RICERCHE di Enzo Acampora